Oggi pensavo all’adolescenza, ai testi dei moravagine che dicevano “come tu mi vuoi, sai che non mi avrai” che erano un cazzo di inno, alle calze a righe colorate, agli occhiali da vista che erano i miei migliori amici anche se gli occhi erano neri di trucco, a Giorgia che mi chiamava ogni sera, a quanto io e Giorgia volevamo le vans zebrate, a quando le mie vans zebrate si sono aperte in vacanza in un paesino di montagna, e le ragazze di la non capivano, per loro era semplice rimpiazzare “un paio di scarpe da ginnastica”, alle schifezze mangiate, a quelli che ci insultavano perché io avevo gli occhi troppo neri e gli occhiali che mi coprivano mezza faccia e perché Giorgia era grassa. A quelli che mi chiamavano punk pensando di offendermi.
Dicevano che era solo un momento di ribellione, che avrei smesso di disegnare nell’ora di matematica, che avrei smesso di essere con la testa tra le nuvole immaginandomi su un motorino che non ho mai avuto perché non sono mai stata promossa senza debiti. Ma chissenefrega, tanto io sarei andata all’accademia di belle arti, perché ero così, perché alle elementari mi sono sempre rifiutata di disegnare gli alberi e le case utilizzando i regoli, era da insufficienza perché volevo disegnare sul serio, la realtà vera o quella che avevo nella mia testa, non una realtà matematica. Poi sono arrivati i 17 anni e cazzo, a 17anni devi mettere i piedi per terra. Non puoi mandare a cagare chi ti pare, fare del “non ho bisogno di nessuno” il tuo stile di vita, ma soprattutto devi iscriverti all’universita O trovarti un lavoro vero. Che dire, se non che ne sono uscita elegantemente, poteva andarmi peggio...
E invece va bene cosi. Anche se vorrei mandare tutti a cagare, anche se ci sono stati momenti da suicidio che si potevano evitare.
Bastava solo che quel cazzo dì Natale avessi protestato di più con mio fratello, saremmo rimasti a casa, nessuno avrebbe rotto il cazzo sulla sede dei miei studi, avrei scelto il posto giusto, eddai quante lacrime avrei risparmiato, quanti traumi avrei evitato.
We carry on
Dicevano che era solo un momento di ribellione, che avrei smesso di disegnare nell’ora di matematica, che avrei smesso di essere con la testa tra le nuvole immaginandomi su un motorino che non ho mai avuto perché non sono mai stata promossa senza debiti. Ma chissenefrega, tanto io sarei andata all’accademia di belle arti, perché ero così, perché alle elementari mi sono sempre rifiutata di disegnare gli alberi e le case utilizzando i regoli, era da insufficienza perché volevo disegnare sul serio, la realtà vera o quella che avevo nella mia testa, non una realtà matematica. Poi sono arrivati i 17 anni e cazzo, a 17anni devi mettere i piedi per terra. Non puoi mandare a cagare chi ti pare, fare del “non ho bisogno di nessuno” il tuo stile di vita, ma soprattutto devi iscriverti all’universita O trovarti un lavoro vero. Che dire, se non che ne sono uscita elegantemente, poteva andarmi peggio...
E invece va bene cosi. Anche se vorrei mandare tutti a cagare, anche se ci sono stati momenti da suicidio che si potevano evitare.
Bastava solo che quel cazzo dì Natale avessi protestato di più con mio fratello, saremmo rimasti a casa, nessuno avrebbe rotto il cazzo sulla sede dei miei studi, avrei scelto il posto giusto, eddai quante lacrime avrei risparmiato, quanti traumi avrei evitato.
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